Cambio di rotta

Le persone cambiano, e ciò sta accadendo anche a me. Nel bene e nel male, non sono più il ragazzo di 19 anni che scrive romanticherie su questo blog, accidioso per l’eterno procrastinare, errante per l’eterno viaggio che è la vita. Ero tentato di chiuderlo definitivamente, di lasciarlo sparire tra le tante pagine di WordPress di cui ci si dimentica, negli anni. Credo anche però che ci si evolva. Non sono il Nicola che scriveva qui tanti anni fa, e quasi mi sembra impossibile ora aprirmi così dettagliatamente su stati d’animo e quant’altro, nel bene e nel male. Non credo dunque qualcuno si dispiacerà se il fine di questo blog cambierà radicalmente.

A fronte dei miei studi e delle mie varie letture, vorrei riassumere qui i vari testi letti, magari anche due parole sulla musica. Tutto in modo informale. Una sorta di esercizio per non dimenticarmi dei libri letti, cosa che spesso succede. Ho sempre tenuto al valore del ricordo tanto da imprigionare stati d’animo in canzoni, tanto che è diventato il mio modo più sincero di comunicare, ma capite che non posso mettere i miei libri di scuola in una canzone.

Il mio amico Alessandro ride a fianco a me, e condividerò anche ciò.

Detto questo, ci sentiamo presto e vi auguro buon anno.

 

Nicola

Flusso di coscienza, quattro del mattino, 6 Marzo 2016

Di cosa diavolo parla Work di Rihanna? Credo che questo testo sia pronunciato davvero, davvero, davvero male. Wahwahwahwahwahwah. Ok basta fare il simpatico, però credo sia davvero così. La musica attuale sta prendendo una piega che non apprezzo per niente, me ne sono reso conto raccogliendo musica da mettere a una festa. Dov’è finita la dance music? Tutte brutte copie di Hotline bling? E a chi sono in mano la musica pop, il cantautorato? L’altro giorno facevo presente a un amico, in accademia, quanto io sia nostalgico dei primi anni del Duemila.

All’epoca ero un bambino, ma mi rendevo conto di quanto ciò che mi circondava fosse inesperto almeno quanto me, la musica si basava su altri criteri, e forse i miei miseri contesti sociali dell’epoca erano davvero confortevoli. Vorrei un po’ di giustizia per tutti quegli artisti dell’epoca ricoperti di speranze e poi lasciati senza contratto, o caduti nell’anonimato. Dove sono finite le Lollipop, Carlotta, Valeria Rossi e tutte quelle persone che per almeno un anno han vissuto un sogno musicale apparentemente concreto?

Credo di aver avuto più spunti emotivi nell’ultima settimana che in tutto l’ultimo periodo, ma molti nomi per ora rimangono taciuti. Inoltre mi è venuto questa voglia pazzesca di scrivere, scrivere e ancora scrivere.Ai tempi del liceo scrivevo in due giornalini, uno era quello del liceo e l’altro era quello della Chiesa. Quando avevo tredici anni intervistai uno dei Vanilla Sky su Myspace, potevo avere la copertina del giornalino della Chiesa quando all’improvviso morì la suora più tenera di tutto l’oratorio che, con altrettanta tenerezza, mi portò via la copertina (sono sincero, era davvero tenera suon Rina, uno dei ricordi più dolci di tutto il mio periodo oratoriale). Dunque non saprei da dove partire, questo stesso post potrebbe essere un buon inizio, ma colgo l’assenza di filo logico dovuta al fatto che si son fatte le quattro del mattino e la mia mente fluttua davanti a un muro emotivo che ho visto oggi pomeriggio. Aspettavo i miei amici dell’associazione del quale sono presidente, ero sotto a questo cavalcavia, a Lodi, fissavo un murales viola con dei dinosauri qua e là, avevo nelle orecchie l’album Born To Die di Lana Del Rey (imbattibile) e guardavo la pioggia mentre era incapace di sfiorarmi. Mi meraviglio continuamente di come la realtà sia una meravigliosa metafora di ciò che ho dentro, tutto così confuso e contraddittorio, amo il modo in cui i miei mostri interiori si mordano a vicenda specchiandosi con il un Sole freddo e luminoso. Non provavo queste sensazioni alle quali sono affezionato da mesi e mesi.

La natura ha tutte le risposte.

L’Accidioso Errante

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Il carillon

È da tanto tempo che non scrivo.

Non so se questa sia una tappa comune per le persone, ma arriva un momento in cui tutto è rappresentabile attraverso il semplice silenzio, come 4’33 di John Cage, più o meno. Questo silenzio può significare tutto o niente, potrei riassumerlo in “non ho un momento libero” come potrei dargli le ragioni più profonde che realmente ha. Onestamente mi manca scrivere qui, avere quella smania di comunicare. A volte mi riappaiono davanti i vecchi post, e il Nicola del 2014 meriterebbe giusto un paio di dritte, non che quello attuale sia tanto meglio. Nonostante siano successe tante cose, in questi mesi, nulla per quanto profondo, traumatico o travolgente che fosse, mi ha portato a pensare di scrivere qui. Immagino lo scrivere queste parole come entrare in una vecchia stanza chiusa da troppo tempo, con le tapparelle rotte e i muri che si sgretolano lentamente.

Oggi, in accademia, durante l’ora di Ear training, una materia finalizzata ad esercitare l’orecchio a riconoscere e distinguere i suoni, il nostro professore ha simulato per un attimo una melodia con la voce. Per un attimo i miei occhi si sono sgranati, l’ho trovata. I ricordi che si legano all’infanzia sono molto belli, talvolta sono anche confusi, perché ricordare qualcosa successo anni fa diventa sempre più complicato. Credo di voler dimenticare alcune cose, ma non quelle delle quali parto. La melodia simulata dal mio professore mi ha riportato indietro nel tempo. Avevo sei anni, se non erro. In quel periodo della mia vita ero sempre con mia nonna, mamma lavorava tanto in una pasticceria e la mia visione della vita, per quanto ricordo, era legata al sogno di essere un cantante, una guerriera Sailor e al colorare principalmente con tre colori: fucsia, blu elettrico e verde lime. A volte mi perdo a ripensare a quanto in quel periodo della propria vita ci si senta talvolta immensi, non si ha la percezione di quasi nulla, al contrario di ora, ma questo non vuole essere eccessivamente uno sproloquio sulla mia infanzia. Mi è balzato alla mente uno scenario quasi da vecchio circo, forse quel giorno abbiamo visto degli zingari, e da lì qualche strano legame mentale con le attività circensi. Nonna mi portò a un mercatino delle pulci, ricordo tante bancarelle con oggetti di antiquariato che non saprei definire e colori caldi, ceste piene di lego, bambole e simili. Nonna allora mi comprò un pupazzo a forma di cane, ricordo che era abbastanza leggero, e quando mi trasferii nel cremonese, il mio cane, Charlie, lo distrusse appena arrivato nella nostra famiglia. Oltre a quel cagnolino di peluche, mia nonna comprò anche un porta gioie, di quelli che contengono il carillon con la ballerina che gira, che ho sempre sognato di avere. La cosa triste di questo carillon era che la tanto desiderata ballerina non c’era, forse era scappata, perché la melodia riprodotta al suo interno era straziante, davvero triste, meravigliosamente triste. Mia nonna era quel tipo di persona che in vita voleva abituarti già alla sua assenza, al punto che spesso indicava la sua credenza e diceva a me e a mia cugina che un giorno le sue bambole di ceramica e le sue tartarughe da collezione sarebbero state nostre. Ricordo, da piccolo, di aver pianto ascoltando la melodia di quel carillon, pensando che la nonna se ne sarebbe andata presto, quando in realtà era solo un po’ paranoica ed è morta, spiacevolmente, una decina di anni dopo. Non so che fine abbia fatto quel carillon e più vado avanti a scrivere e più il mio respiro si fa pesante, forse scrivere è la via per capire tante cose sulle quali non riesco ancora a ragionare. Da qui, la mia mente si è spostata su questo Marzo, ero in gita con la mia vecchia classe nel Nord della Francia, toccando poi due città di Germania e Svizzera. Mi trovavo in particolare a Strasburgo, una città davvero meravigliosa che spero di rivedere presto. Le professoresse ci avevano lasciato un po’ di tempo libero per visitare la città, così tra i vari negozietti tipici, io e altre compagne trovammo un negozio che vendeva souvenir e oggetti d’antiquario. Mentre qualche compagna guardava le classiche tazze decorate a mano, io e una delle mie più fidate ci siamo recati al piano di sopra, dove si trovavano cose più particolari. Lì, trovai un carillon a forma di giostra, con i cavalli che girano. Se non ricordo male era ben decorata, rossa e verde. Provai a fare andare il carillon, curioso di sapere come fosse il suo suono ed…era quello del vecchio carillon comprato da mia nonna. Quasi come se fosse un riflesso incondizionato sono scoppiato a piangere, tremavo e la mia amica non capiva a cosa fosse legato, tutto le sembrò decisamente improbabile, piangere per la musica di un carillon. Sentire il mio prof accennare quella melodia oggi non ha creato in me nessuna reazione se non un rapidissimo: “come si chiama quella canzone??” e dopo una breve ricerca su internet l’ho trovata e sono risalito alla sua origine. Il brano in questione si chiama “Love Story” e proviene dall’omonimo film, è performata da Andy Williams ed è qualcosa di davvero struggente. Il film dal quale proviene parla di una storia d’amore davvero profonda che termina con la morte di uno dei due innamorati.

Il brano è il seguente: https://www.youtube.com/watch?v=Y4cmPh2peBY

Mi è venuta voglia di leggere Proust.

L’Accidioso Errante.

PS: Mi spiace se questo post può sembrare “troppo personale”, ma al momento sento la profonda necessità di sentirmi vero in ogni singolo aspetto, artistico e non.

Concezioni sull’amore.

Quattro mesi fa iniziava per me l’inferno.  Era il 21 Novembre 2014 e io tornavo da una città a 20 km da me con il cuore a pezzi e gli occhi gonfi di lacrime. Ho un’età dove le certezze sono di cristallo, fragili quanto preziose; ci ostiniamo a ricercare una stabilità a 16,17,18 e passa anni quando siamo dei giganti fatti di incoerenze, ma a quanto pare tutto ciò serve a farsi le ossa.

Premetto che non voglio che questo post diventi un cumulo di vittimismo, tutti stiamo male e tutti nel bene o nel male ci riprendiamo, peace. Il mio fine primario è quello di esporre delle considerazioni che si sono generate in tutto questo iter.

Sono uscito da una relazione che ora giudicherei troppo carica di emozioni e di ruoli, dove sono stato un amico, un amante e un fratello, a ciò lego ruoli e stati d’animo che difficilmente dimenticherò. Questo mio pretendere troppo da subito mi ha fatto decisamente riflettere sulle mie priorità come persona e su come fosse giusto vivere l’amore a questa non troppo tenera età.

Mi è stato segnalato che non sono un bravo ascoltatore quando ho sempre sostenuto il contrario, ho quindi deciso di ascoltare in silenzio i sogni, le disillusioni e le storie di altre persone che vivono l’amore in modo diverso dal mio. Ho ascoltato quarantenni disillusi parlare di come quelli che all’epoca sembravano limiti insormontabili ora sono piccolezze, ho ascoltato artisti innamorati che mi han descritto con fierezza come con quanta lentezza, dialogo e devozione si fosse evoluta la loro storia d’amore, giorno dopo giorno sempre più vigorosa e importante, ho ascoltato decine di volte mia madre urlante che mi ha consigliato di non annullarmi mai per amore.

A tal proposito, mi è stata consigliata una poesia di Kahlil Gibran sul matrimonio la quale mi ha fatto molto riflettere:

“Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini”.

Annullarsi in amore è davvero inutile, quantomeno da adolescenti. In una relazione si innescano meccanismi psicologici, delle volte, dai quali è difficile scappare. È indubbiamente piacevole cercare stabilità, ma mai diventare lo zerbino di qualcuno! Bisogna sempre tenere un po’ di noi stessi intatto, come se si trattasse del backup di un computer, come se ci fosse una minuscola partizione di Linux ad aggrapparsi quando Windows non funziona a dovere.

Tenersi un po’ di sé per sé non significa assolutamente essere egoisti, ma non bisogna neanche usare l’amore dell’altro per accrescere il proprio ego come molti fanno o ostentarlo come un Chiwawa nella borsetta di Paris Hilton.

Per esperienza, ogni relazione ostentata è finita con amici che passano da “tu e il tuo ragazzo siete dolcissimi” a “bau bau” non appena saputo che ci siamo lasciati, sarò geloso o arretrato, ma a parte quando si parla di musica (il mio grande amore), non mi va di sbandierare i miei flirt alla Waterloo su Facebook trattandoli come se fossero un contatto diretto con il principe Carlo nel telefono di una comare Pizzighettonese (potete non aver capito questa metafora, rileggendola non l’ho capita nemmeno io).

Il peggior atto di egoismo, in amore e nei rapporti interpersonali in generale, lo si compie quando si pretende che l’altro abbia le nostre identiche modalità di amare e di approcciarsi, essendo quindi irrispettosi delle scelte altrui. Un amante silenzioso può amare tanto quanto un amante di quelli che non lasciano spazio a pensieri, coloro che riempiono gli spazi vuoti di colore e chiacchere. A volte vorrei tanto che la gente si considerasse più spesso “compagna di viaggio”, poiché ognuno di noi fa parte di un percorso e siamo parte integrante di mille altri in base ai nostri rapporti interpersonali, non dovremmo avere paura di dire che gli amori adolescenziali o post-adolescenziali non durano per sempre.

Dopo aver compreso diverse cose, ho capito che per un bel po’ di tempo passerò le serate a coccolare la mia gatta.

L’Accidioso Errante

Registrazione di ieri e altre cose belle.

Sono ancora elettrizzato da ieri! Avrei voluto scrivere già ieri sera ma sono arrivato a casa alle 21 ed ero KO, mi sono dunque risparmiato per oggi. Ho registrato i brani e ci ho messo tre ore al posto di due, la mia voce era un po’ titubante per via del raffreddore ma sono sicuro che il risultato sarà meraviglioso. Aspetterò a farlo uscire, per questioni varie. Ma intanto sarà fatto, sarà qui pronto, potrò pensare a come promuoverlo e non so ancora come orientare tutto ciò. Spero solo che mi aspetti molta bontà. Sono felice. Mi spiace non dire di più, ma è tutto talmente emozionante che mi mancano le parole. Quanto a oggi, è stata una giornata carina! Ho saltato scuola poiché saremmo usciti alle 10.45, e avendo il pomeriggio occupato ho scelto di studiare per un’ interrogazione di domani (cultura medico-sanitaria) andando nella mia cara vecchia Biblioteca Laudense. Ho però scoperto una meraviglia mai visitata prima d’ora e nata da poco a Lodi: Il caffè letterario. Mi sono recato lì con la scusa di prendere un caffè e alla fine sono rimasto lì tutta mattina. Ho studiato bene, in silenzio e in un ambiente piacevole. Nel primo pomeriggio sono andato a prendere il mio ragazzo davanti a scuola, oggi festeggiamo due mesi! Si sta progredendo positivamente e lui è sempre più una figura importante della mia realtà. Siamo stati un po’ a Lodi, seduti su una barca a burlarci della mia paura degli insetti e abbiamo fatto quattro passi.

Sono tornato a casa con il sorriso sulle labbra.

L’Accidioso Errante

PS: Ieri la scuola ci ha portato a Teatro per uno spettacolo sul genocidio armeno. Tra gli attori e le attrici vedevo un volto familiare… si trattava di Francesca Di Cara! È cresciuta tantissimo da quando faceva la Piccola Linda nella serie tv “Il Mammo” con Enzo Iacchetti. Sono rimasto meravigliato, guardavo quella serie da piccolo, la domenica, insieme a mia mamma. Concludo salutando Beatrice, una mia lettrice assidua (che tenerella!) che ho incrociato oggi in bici insieme al mio ragazzo. ❤ Ciao cara!

Ancora ansie.

Questa è LA settimana. Sarà Lunedì per altri 40 minuti e poi martedì, e pian piano si avvicinerà l’inizio della scuola, il mio compleanno, tutti i miei amici verranno da me per festeggiare e che gioia, che bello. Sono sinceramente felice, ma non riesco a essere contento, non riesco a godermi la purezza e la semplicità di tante piccole cose che questa settimana ha da offrirmi. Mi sento schiacciato da un macigno, oggi. Come se io fossi davvero il mio peggior nemico. In verità mi sto cagando in mano, tutte queste aspettative non mi fanno bene. Lo scorso anno ho sofferto pesantemente di stress: per alcuni attimi quasi tremavo e volevo non trovarmi in determinate situazioni. È la scuola, in particolare. Eccello senza problemi in quasi tutte le materie, ma non so davvero come comportarmi davanti a tutto quello stress. Spero vivamente che tutte le mie consapevolezze e le mie nuove conoscenze si manifestino al momento del bisogno e mi diano la forza. Forse è solo una giornata no, eppure mi sento così schiacciato da questo futuro. Inoltre ho tantissima vergogna per quanto riguarda l’imminente festa di compleanno. Lo scorso settembre ero visibilmente dimagrito, tutti mi ricoprivano di complimenti. Mamma si preoccupava, ma io ero felice. Quest’anno ho ripreso 10 fottutissimi kg. È stato un eterno “domani smetto” e tutto ciò mi fa soffrire. Non ho mai smesso, sono il solito coglione. L’unica cosa andata davvero bene è l’amore. Mi sono cotto del mio ragazzo e lui lo sembra di me, non lo scambierei con nessuno al mondo. Ho lasciato il mio ex a giugno, ci siamo ribeccati stasera dopo un paio di settimane (siamo rimasti amici, non è una di quelle relazioni che finiscono con “il mio ex è un bocchinaro da pullman!” o “il mio ex stava troppo addosso”, stiamo lavorando lentamente al costruire un’amicizia, ma come credo sia normale il momento è fragile. Sono i primi mesi col mio ragazzo e non vorrei mai e poi mai ferirlo) e mi ha regalato il libro fotografico delle Saturdays per il compleanno, in anticipo. Tanta stima per lui. 🙂 Al di là dell’amore e delle amicizie quest’estate mi sta facendo rendere conto di tante cose. Potrei dare mille e do dieci. Potrei fare molto meglio, mi faccio prendere dalle paure e dai pensieri più infelici. Devo riuscire a trarre a me il meglio della vita e di questa settimana. Eppure rimango cristallizzato.

L’Accidioso Errante

 

Ansie pre-quinta

Il rapporto che ho con il mio corpo è più o meno quello che ho con i siti delle università. Nel corso di questi cinque, ormai sei anni di superiori, ho avuto modo di cambiare tantissime volte le idee sul mio futuro scolastico. Cosa mi aspetta dopo tre anni di liceo e tre di tecnico rimane un mistero, ma ho più o meno chiari i percorsi che vorrei intraprendere. Apprezzerei qualcosa che riguardi la comunicazione, la musica, l’arte, forse le lingue. Sono eccitato all’idea di iniziare l’enorme percorso della quinta superiore, ma dall’altro lato ho tante paure. La voglio vivere come un percorso, credo che tutto ciò che mi ha reso migliore in quest’ estate mi aiuterà. Spero di non arruginirmi mai, di non farmi prendere troppo dalla routine scolastica, dalle ansie, dalle aspettative altrui. Appena avrò finito di scrivere questo post chiederò se ci sono novità per lo studio di registrazione, quest’album ha bisogno di uscire e di lasciare spazio a nuove idee, a nuove evoluzioni,e dovrei smetterla di scrivere cose acide che poi cancello. 😛

Le peggiori aspettative sono quelle che ho dato a me stesso probabilmente, sono il giudice più severo e non riesco a realizzare che il 12 farò davvero diciannove anni!
Vado a rilassarmi.

L’Accidioso Errante