Il carillon

È da tanto tempo che non scrivo.

Non so se questa sia una tappa comune per le persone, ma arriva un momento in cui tutto è rappresentabile attraverso il semplice silenzio, come 4’33 di John Cage, più o meno. Questo silenzio può significare tutto o niente, potrei riassumerlo in “non ho un momento libero” come potrei dargli le ragioni più profonde che realmente ha. Onestamente mi manca scrivere qui, avere quella smania di comunicare. A volte mi riappaiono davanti i vecchi post, e il Nicola del 2014 meriterebbe giusto un paio di dritte, non che quello attuale sia tanto meglio. Nonostante siano successe tante cose, in questi mesi, nulla per quanto profondo, traumatico o travolgente che fosse, mi ha portato a pensare di scrivere qui. Immagino lo scrivere queste parole come entrare in una vecchia stanza chiusa da troppo tempo, con le tapparelle rotte e i muri che si sgretolano lentamente.

Oggi, in accademia, durante l’ora di Ear training, una materia finalizzata ad esercitare l’orecchio a riconoscere e distinguere i suoni, il nostro professore ha simulato per un attimo una melodia con la voce. Per un attimo i miei occhi si sono sgranati, l’ho trovata. I ricordi che si legano all’infanzia sono molto belli, talvolta sono anche confusi, perché ricordare qualcosa successo anni fa diventa sempre più complicato. Credo di voler dimenticare alcune cose, ma non quelle delle quali parto. La melodia simulata dal mio professore mi ha riportato indietro nel tempo. Avevo sei anni, se non erro. In quel periodo della mia vita ero sempre con mia nonna, mamma lavorava tanto in una pasticceria e la mia visione della vita, per quanto ricordo, era legata al sogno di essere un cantante, una guerriera Sailor e al colorare principalmente con tre colori: fucsia, blu elettrico e verde lime. A volte mi perdo a ripensare a quanto in quel periodo della propria vita ci si senta talvolta immensi, non si ha la percezione di quasi nulla, al contrario di ora, ma questo non vuole essere eccessivamente uno sproloquio sulla mia infanzia. Mi è balzato alla mente uno scenario quasi da vecchio circo, forse quel giorno abbiamo visto degli zingari, e da lì qualche strano legame mentale con le attività circensi. Nonna mi portò a un mercatino delle pulci, ricordo tante bancarelle con oggetti di antiquariato che non saprei definire e colori caldi, ceste piene di lego, bambole e simili. Nonna allora mi comprò un pupazzo a forma di cane, ricordo che era abbastanza leggero, e quando mi trasferii nel cremonese, il mio cane, Charlie, lo distrusse appena arrivato nella nostra famiglia. Oltre a quel cagnolino di peluche, mia nonna comprò anche un porta gioie, di quelli che contengono il carillon con la ballerina che gira, che ho sempre sognato di avere. La cosa triste di questo carillon era che la tanto desiderata ballerina non c’era, forse era scappata, perché la melodia riprodotta al suo interno era straziante, davvero triste, meravigliosamente triste. Mia nonna era quel tipo di persona che in vita voleva abituarti già alla sua assenza, al punto che spesso indicava la sua credenza e diceva a me e a mia cugina che un giorno le sue bambole di ceramica e le sue tartarughe da collezione sarebbero state nostre. Ricordo, da piccolo, di aver pianto ascoltando la melodia di quel carillon, pensando che la nonna se ne sarebbe andata presto, quando in realtà era solo un po’ paranoica ed è morta, spiacevolmente, una decina di anni dopo. Non so che fine abbia fatto quel carillon e più vado avanti a scrivere e più il mio respiro si fa pesante, forse scrivere è la via per capire tante cose sulle quali non riesco ancora a ragionare. Da qui, la mia mente si è spostata su questo Marzo, ero in gita con la mia vecchia classe nel Nord della Francia, toccando poi due città di Germania e Svizzera. Mi trovavo in particolare a Strasburgo, una città davvero meravigliosa che spero di rivedere presto. Le professoresse ci avevano lasciato un po’ di tempo libero per visitare la città, così tra i vari negozietti tipici, io e altre compagne trovammo un negozio che vendeva souvenir e oggetti d’antiquario. Mentre qualche compagna guardava le classiche tazze decorate a mano, io e una delle mie più fidate ci siamo recati al piano di sopra, dove si trovavano cose più particolari. Lì, trovai un carillon a forma di giostra, con i cavalli che girano. Se non ricordo male era ben decorata, rossa e verde. Provai a fare andare il carillon, curioso di sapere come fosse il suo suono ed…era quello del vecchio carillon comprato da mia nonna. Quasi come se fosse un riflesso incondizionato sono scoppiato a piangere, tremavo e la mia amica non capiva a cosa fosse legato, tutto le sembrò decisamente improbabile, piangere per la musica di un carillon. Sentire il mio prof accennare quella melodia oggi non ha creato in me nessuna reazione se non un rapidissimo: “come si chiama quella canzone??” e dopo una breve ricerca su internet l’ho trovata e sono risalito alla sua origine. Il brano in questione si chiama “Love Story” e proviene dall’omonimo film, è performata da Andy Williams ed è qualcosa di davvero struggente. Il film dal quale proviene parla di una storia d’amore davvero profonda che termina con la morte di uno dei due innamorati.

Il brano è il seguente: https://www.youtube.com/watch?v=Y4cmPh2peBY

Mi è venuta voglia di leggere Proust.

L’Accidioso Errante.

PS: Mi spiace se questo post può sembrare “troppo personale”, ma al momento sento la profonda necessità di sentirmi vero in ogni singolo aspetto, artistico e non.

Concezioni sull’amore.

Quattro mesi fa iniziava per me l’inferno.  Era il 21 Novembre 2014 e io tornavo da una città a 20 km da me con il cuore a pezzi e gli occhi gonfi di lacrime. Ho un’età dove le certezze sono di cristallo, fragili quanto preziose; ci ostiniamo a ricercare una stabilità a 16,17,18 e passa anni quando siamo dei giganti fatti di incoerenze, ma a quanto pare tutto ciò serve a farsi le ossa.

Premetto che non voglio che questo post diventi un cumulo di vittimismo, tutti stiamo male e tutti nel bene o nel male ci riprendiamo, peace. Il mio fine primario è quello di esporre delle considerazioni che si sono generate in tutto questo iter.

Sono uscito da una relazione che ora giudicherei troppo carica di emozioni e di ruoli, dove sono stato un amico, un amante e un fratello, a ciò lego ruoli e stati d’animo che difficilmente dimenticherò. Questo mio pretendere troppo da subito mi ha fatto decisamente riflettere sulle mie priorità come persona e su come fosse giusto vivere l’amore a questa non troppo tenera età.

Mi è stato segnalato che non sono un bravo ascoltatore quando ho sempre sostenuto il contrario, ho quindi deciso di ascoltare in silenzio i sogni, le disillusioni e le storie di altre persone che vivono l’amore in modo diverso dal mio. Ho ascoltato quarantenni disillusi parlare di come quelli che all’epoca sembravano limiti insormontabili ora sono piccolezze, ho ascoltato artisti innamorati che mi han descritto con fierezza come con quanta lentezza, dialogo e devozione si fosse evoluta la loro storia d’amore, giorno dopo giorno sempre più vigorosa e importante, ho ascoltato decine di volte mia madre urlante che mi ha consigliato di non annullarmi mai per amore.

A tal proposito, mi è stata consigliata una poesia di Kahlil Gibran sul matrimonio la quale mi ha fatto molto riflettere:

“Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini”.

Annullarsi in amore è davvero inutile, quantomeno da adolescenti. In una relazione si innescano meccanismi psicologici, delle volte, dai quali è difficile scappare. È indubbiamente piacevole cercare stabilità, ma mai diventare lo zerbino di qualcuno! Bisogna sempre tenere un po’ di noi stessi intatto, come se si trattasse del backup di un computer, come se ci fosse una minuscola partizione di Linux ad aggrapparsi quando Windows non funziona a dovere.

Tenersi un po’ di sé per sé non significa assolutamente essere egoisti, ma non bisogna neanche usare l’amore dell’altro per accrescere il proprio ego come molti fanno o ostentarlo come un Chiwawa nella borsetta di Paris Hilton.

Per esperienza, ogni relazione ostentata è finita con amici che passano da “tu e il tuo ragazzo siete dolcissimi” a “bau bau” non appena saputo che ci siamo lasciati, sarò geloso o arretrato, ma a parte quando si parla di musica (il mio grande amore), non mi va di sbandierare i miei flirt alla Waterloo su Facebook trattandoli come se fossero un contatto diretto con il principe Carlo nel telefono di una comare Pizzighettonese (potete non aver capito questa metafora, rileggendola non l’ho capita nemmeno io).

Il peggior atto di egoismo, in amore e nei rapporti interpersonali in generale, lo si compie quando si pretende che l’altro abbia le nostre identiche modalità di amare e di approcciarsi, essendo quindi irrispettosi delle scelte altrui. Un amante silenzioso può amare tanto quanto un amante di quelli che non lasciano spazio a pensieri, coloro che riempiono gli spazi vuoti di colore e chiacchere. A volte vorrei tanto che la gente si considerasse più spesso “compagna di viaggio”, poiché ognuno di noi fa parte di un percorso e siamo parte integrante di mille altri in base ai nostri rapporti interpersonali, non dovremmo avere paura di dire che gli amori adolescenziali o post-adolescenziali non durano per sempre.

Dopo aver compreso diverse cose, ho capito che per un bel po’ di tempo passerò le serate a coccolare la mia gatta.

L’Accidioso Errante

ARTRAVE, la mia non-recensione.

Credo che la scorsa notte sia fino ad ora la più bella della mia vita. Come tre quarti della gente che puntualmente intasa la mia Home di Facebook, sono andato a vedere l’Artrave, il meraviglioso concerto di Lady GaGa che sta girando l’Europa e il mondo intero. Come detto precedentemente, è stata una scelta abbastanza recente. Ricordo come mi sentii triste per non essere andato a vedere il Born This Way Ball Tour, dunque ho rimediato. Premetto che non ho intenzione di fare una recensione tecnica o traccia per traccia di questo tour, questo non è un blog di musica, una volta provai ad averne uno ma floppò miseramente. Non sono uno di quei Little Monster che premia ogni azione della propria cantante preferita, spesso e volentieri sono il primo a criticarla per diverse scelte musicali e stilistiche che fa. A conti fatti l’album rappresentante il tour, Artpop è molto bello, ma è decisamente diverso rispetto al precedente Born This Way, dunque rimasi inizialmente traumatizzato. La critica ha espresso pareri contrapposti, probabilmente da Lady GaGa ci si aspettava di più, sono semplicemente del parere che sia poco capita dalla critica, e che di tanti che la ascoltano pochi ne colgono davvero l’essenza e l’artisticità. Quest’artisticità di cui parlo è uscita fuori ieri sera in due meravigliose ore in cui mi sono divertito come non mai. Ho ritirato i biglietti con il mio ragazzo e un mio amico per le 18,30, ci hanno dato dei gadget del concerto: Un libro del tour, una borsina con il logo del tour, un bellissimo pass laminato che userò come collana per molto tempo e ultimo, ma non per importanza… una pistola sparabolle. Mi sento seriamente Sailor Mercury. Il concerto è stato aperto da un ragazzo il cui nome d’arte è Breedlove, non sapevo nemmeno dovesse esserci e non era male, anche se come la maggior parte degli artisti spalla di cantanti e band molto importanti è stato abbastanza ignorato. Mi permetto di dire che merita un ascolto molto più approfondito. Ha seguito Lady Starlight, la deejay amica da sempre di GaGa: Non conosco molto bene il genere, ma devo dire che è una deejay con le palle! Si muoveva come GaGa, vestita come una dei Miserabili. Forse è durata troppo, ma era piacevole a conti fatti. Con circa una mezz’oretta di ritardo, il concerto vero e proprio è iniziato. Io urlavo come se non ci fosse un domani guardandola intonare “Artpop” e mi chiedevo come potessi essere io quel ragazzo urlante. Ci sono stati diversi cambi di outfit, i miei preferiti sono stati il primo e l’ultimo. Ci ha salutati con un “Buonasera” che quello di Papa Francesco le fa una pippa. Durante il concerto ha snocciolato qualche perla in italiano che ha fatto abbastanza sorridere. Verso la fine del concerto, il pubblico le ha intonato un dolcissimo “sei bellissima” alla quale ha risposto dicendo “You are bellissima”.

La scaletta era la seguente:

  • Intro
  • ARTPOP
  • Intermission
  • (Greeting Himeros)
  • G.U.Y.
  • Donatella
  • Intermission
  • (Venus Intro)
  • Venus
  • MANiCURE
  • Just Dance
  • Poker Face
  • Telephone
  • PARTYNAUSEOUS (Interlude)
  • Paparazzi
  • Do What U Want
  • Dope
  • Yoü and I
  • Born This Way
  • Jewels N’ Drugs (Interlude)
  • The Edge of Glory (a cappella snippet)
  • Judas
  • Aura
  • Sexxx Dreams
  • Intermission
  • (MJH Intro)
  • Mary Jane Holland
  • Alejandro
  • Bang Bang (My Baby Shot Me Down)
  • Ratchet(Interlude)
  • Bad Romance
  • Applause
  • Swine
  • Gypsy

Le grandi assenti sono state a mio parere Marry The Night, Sheisse e  Dance In The Dark.

La scenografia di ogni singolo brano è stata impeccabile, non vi è mai stato un cedimento dal punto di vista vocale e il pubblico è stato ampiamente coinvolto. Uno dei discorsi più toccanti è stato quello relativo alla lettera di un ragazzo svedese che raccontava di avere avuto problemi con la propria omosessualità e di essere stato tradito dal ragazzo. Gaga l’ha fatto salire al suo fianco e ha cantato al piano Born This Way in un’esibizione davvero toccante. Al piano ha anche eseguito You And I e Dope, quest’ultima mi ha fatto venire i lacrimoni. Direttamente dal suo album Cheek To Cheek, Lady GaGa ha performato Bang Bang, brano scritto da Sonny Bono (lo storico marito di Cher) e cantato appunto da Cher. Impeccabile!

Non c’è brano più adatto di Gypsy per chiudere un concerto così bello.

Ho ballato come un matto e anche in modo molto imbarazzante, viste le mie movenze da Happy Hippo, ho socializzato con diverse persone e ne ho incontrate alcune a sorpresa. Non vedo l’ora di ripetere l’esperienza, sempre circondato da persone speciali.

Da rifare mille e più volte.

L’Accidioso Errante.

ArtRave, patente, Katy Perry e brainstorming annesso.

Carissimi, questi sono tempi duri! Vi sono giornate da 36 ore l’una, incredibile! Sono seriamente distrutto dalla scuola e da tutto ciò che la riguarda, credo andrò a dormire alle 22 stasera. C’è di buono che lunedì ho passato l’esame teorico della patente, finalmente! E con soli due errori Domani sera farò la prima guida della mia vita, non so se avere paura o esserne contento. Il mio ragazzo mi sfotte perché a momenti ho paura anche della mia ombra, effettivamente ha ragione. Quanto a lui, siamo a quasi tre mesi di fidanzamento e non potrei esserne più felice! Perdonate la scrittura degna di un chat di Facebook, stasera va così. Oggi, in classe, pensavo a questo blog. Avevo voglia di mangiare una cotoletta, di sapere di più su D’Annunzio e di stare fuori con il sole e il ventaccio di oggi. Sarebbe stato un brainstorming degno di questo spazio, come quelli di quando ho iniziato! Prima di partire con un brainstorming dal nulla sul fatto che sto ascoltando le performances live di Katy Perry, volevo dire che ho deciso che andrò all’Artrave. Non volevo inzialmente, poi ho pensato: Diamine, non capita spesso che Lady Gaga venga in Italia! Artpop non è il suo album migliore, ma io l’ho amata per tutto ciò che ha fatto in precedenza….perché no dunque? Andrò insieme al mio ragazzo, anche se abbiamo postazioni differenti poiché non abbiamo preso i biglietti insieme, ma saremo in fila inseme. Per chi ci sarà, buon concerto! Dicevo: A quanto pare, quella di stasera sarà la serata (30 minuti LOL) di Katy Perry! Ho ascoltato qualche live dell’ iHeart Radio passando alle  canzoni scritte da lei, ora sto ascoltando Bullet, scritta per Jessie James, una cantante americana che non conosco al di là di questo brano. Ho conosciuto Katy Perry a inizio carriera con I Kissed A Girl, ero in terza media e pensavo: “Wow, coraggiosa la ragazza!” e il suo primo album “One Of The Boys” rimane per me il suo lavoro migliore, amo il pop-rock di quegli anni. Ricordo che i miei coetanei venivano a chiedermi “Ma Katy Perry è lesbica??” e io rispondevo fermamente di sì… convintissimo Nicola, convintissimo! L’album successivo, Teenage Dream, è stato davvero una bomba di hits alle quali sono molto attaccato, in particolare a The One That Got Away, Part Of Me e Wide Awake. Per varie ragioni Wide Awake mi ricorda la morte di una persona carissima per me, ricordo che quando ho saputo che non ce l’avrebbe fatta continuavo ad ascoltarla. Non voglio aggiungere altro ma chi mi conosce sa di cosa parlo. Ricordo che il giorno del mio diciassettesimo compleanno, nel 2012, mi sono ritrovato ad ascoltare Katy Perry su Mtv alle 5 del mattino: Quel giorno sarei andato in una nuova scuola dopo tre anni a Cremona: Nuovo istituto, nuova città, nuovi compagni e nuova vita. Ero solo in casa e Wide Awake risuonava dal televisore. In particolare, il video di quella  canzone ha un grande significato per me, anche qui non entrerò nello specifico. Vedo quel video come un enorme percorso, fatto di momenti felici, di perdite e disillusioni. Quel 2012 è stato davvero pesante. Non so perché sono finito a parlare di quel periodo così buio. A volte i periodi negativi hanno bisogno di ripresentarsi nella nostra mente per farci riflettere sulla magnificenza dei momenti che stiamo vivendo. Ora sono davvero felice, affaticato ma felice. Ho tagliato i ponti con talmente tante persone che ho rafforzato l’idea di stima e affetto che provo per gli amici più cari, ho scoperto realtà vomitevoli che rendono il mio ragazzo il migliore che ci sia mai stato e che spero ci sia sempre, ho iniziato a capire come vivere la scuola e sto lavorando su tutto il resto. Mi rendo conto che la negatività non sia una gran bella cosa, ma tante volte si è ingrati e si da tutto per scontato. L’ultima volta che ho dato per scontata una persona questa è andata via da questo mondo senza che io potessi salutarla per l’ultima volta.

Non date mai nulla e nessuno per scontato, davvero.

L’Accidioso Errante