Concezioni sull’amore.

Quattro mesi fa iniziava per me l’inferno.  Era il 21 Novembre 2014 e io tornavo da una città a 20 km da me con il cuore a pezzi e gli occhi gonfi di lacrime. Ho un’età dove le certezze sono di cristallo, fragili quanto preziose; ci ostiniamo a ricercare una stabilità a 16,17,18 e passa anni quando siamo dei giganti fatti di incoerenze, ma a quanto pare tutto ciò serve a farsi le ossa.

Premetto che non voglio che questo post diventi un cumulo di vittimismo, tutti stiamo male e tutti nel bene o nel male ci riprendiamo, peace. Il mio fine primario è quello di esporre delle considerazioni che si sono generate in tutto questo iter.

Sono uscito da una relazione che ora giudicherei troppo carica di emozioni e di ruoli, dove sono stato un amico, un amante e un fratello, a ciò lego ruoli e stati d’animo che difficilmente dimenticherò. Questo mio pretendere troppo da subito mi ha fatto decisamente riflettere sulle mie priorità come persona e su come fosse giusto vivere l’amore a questa non troppo tenera età.

Mi è stato segnalato che non sono un bravo ascoltatore quando ho sempre sostenuto il contrario, ho quindi deciso di ascoltare in silenzio i sogni, le disillusioni e le storie di altre persone che vivono l’amore in modo diverso dal mio. Ho ascoltato quarantenni disillusi parlare di come quelli che all’epoca sembravano limiti insormontabili ora sono piccolezze, ho ascoltato artisti innamorati che mi han descritto con fierezza come con quanta lentezza, dialogo e devozione si fosse evoluta la loro storia d’amore, giorno dopo giorno sempre più vigorosa e importante, ho ascoltato decine di volte mia madre urlante che mi ha consigliato di non annullarmi mai per amore.

A tal proposito, mi è stata consigliata una poesia di Kahlil Gibran sul matrimonio la quale mi ha fatto molto riflettere:

“Amatevi l’un l’altro, ma non fatene una prigione d’amore:
Piuttosto vi sia un moto di mare tra le sponde delle vostre anime.
Riempitevi l’un l’altro le coppe, ma non bevete da un’unica coppa.
Datevi sostentamento reciproco, ma non mangiate dello stesso pane.
Cantate e danzate insieme e state allegri, ma ognuno di voi sia solo,
Come sole sono le corde del liuto, benché vibrino di musica uguale.
Donatevi il cuore, ma l’uno non sia di rifugio all’altro,
Poiché solo la mano della vita può contenere i vostri cuori.
E siate uniti, ma non troppo vicini”.

Annullarsi in amore è davvero inutile, quantomeno da adolescenti. In una relazione si innescano meccanismi psicologici, delle volte, dai quali è difficile scappare. È indubbiamente piacevole cercare stabilità, ma mai diventare lo zerbino di qualcuno! Bisogna sempre tenere un po’ di noi stessi intatto, come se si trattasse del backup di un computer, come se ci fosse una minuscola partizione di Linux ad aggrapparsi quando Windows non funziona a dovere.

Tenersi un po’ di sé per sé non significa assolutamente essere egoisti, ma non bisogna neanche usare l’amore dell’altro per accrescere il proprio ego come molti fanno o ostentarlo come un Chiwawa nella borsetta di Paris Hilton.

Per esperienza, ogni relazione ostentata è finita con amici che passano da “tu e il tuo ragazzo siete dolcissimi” a “bau bau” non appena saputo che ci siamo lasciati, sarò geloso o arretrato, ma a parte quando si parla di musica (il mio grande amore), non mi va di sbandierare i miei flirt alla Waterloo su Facebook trattandoli come se fossero un contatto diretto con il principe Carlo nel telefono di una comare Pizzighettonese (potete non aver capito questa metafora, rileggendola non l’ho capita nemmeno io).

Il peggior atto di egoismo, in amore e nei rapporti interpersonali in generale, lo si compie quando si pretende che l’altro abbia le nostre identiche modalità di amare e di approcciarsi, essendo quindi irrispettosi delle scelte altrui. Un amante silenzioso può amare tanto quanto un amante di quelli che non lasciano spazio a pensieri, coloro che riempiono gli spazi vuoti di colore e chiacchere. A volte vorrei tanto che la gente si considerasse più spesso “compagna di viaggio”, poiché ognuno di noi fa parte di un percorso e siamo parte integrante di mille altri in base ai nostri rapporti interpersonali, non dovremmo avere paura di dire che gli amori adolescenziali o post-adolescenziali non durano per sempre.

Dopo aver compreso diverse cose, ho capito che per un bel po’ di tempo passerò le serate a coccolare la mia gatta.

L’Accidioso Errante

Metafore di una giornata a metà

In questo preciso istante provo sulla pelle una piacevole quanto terribile sensazione di dualismo. Da un lato mi sento terribilmente fragile, dall’altra possente, quasi inscalfibile. Quando mi sento così ascolto quella scia di cantanti indie Italiani da ragazzina alternativa in guerra col mondo come Le Luci Della Centrale Elettrica, La Fame Di Camilla, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Maria Antonietta e altri. Inizio ogni post pensando che non ho un argomento preciso, e non ce l’aveva neanche lui, mentre provava a scrivere una canzone. Impugnava la chitarra come se fosse un’arma da guerra e sparava alla sua realtà senza mai ferire nessuno. Aveva voglia di suonare per l’intera notte, ma aveva paura di distruggere una ad una le corde di quel magnifico strumento, di ledere in qualche modo la bellezza complessiva di quei brividi che provava suonando. Eppure lui non voleva nient’altro che stare seduto su quella sedia, con la sua chitarra. Suonava accordi così prematuri, a volte nemmeno li azzeccava. Doveva farsi venire i calli alle dita, dopo aver cambiato totalmente strumentazione. Forse voleva davvero pensare a tutti i pianeti raggiungibili da lì, o forse voleva autoritrarsi con le note mentre lentamente partiva per un pianeta sconosciuto. Era tutto così surreale che anche lui stentava a crederci. Per alcuni tempi si chiese quale fosse il punto d’origine del suo amore per la musica. Certe cose hanno davvero un inizio? O magari sono scritte in un disegno più grande di noi, come quando segui un tutorial per fare un disegno, e all’improvviso due tratti a matita fatti in due momenti diversi si scontrano, la matita diventa penna e tutto il resto scompare, rimangono solo quei tratti indelebili, di tutto il resto rimangono segni che sembrano perdere senso. Forse la musica è una questione di contingenza, eppure certe canzoni erano indimenticabili. Non riusciva a dimenticare tutte quelle melodie che sorgevano e tramontavano nella sua mente, quelle nate per metà. Eppure la sua mente era un iPod pieno di musica in riproduzione non troppo casuale, dove sperava che la batteria non si esaurisse mai.

Metafore di una giornata a metà.

L’Accidioso Errante.

Ringraziamenti e diari segreti.

Sono stanchissimo. Ieri sera un’amica ha dormito da me e ci siamo svegliati presto stamattina. Sono andato in un paese del cremonese a una quarantina di minuti di auto da me, dove ho cantato tutto il giorno per preparare un live per dare una mano a un mio vecchio compagno delle superiori. Ieri notte a mia madre si è rotta l’auto mai una gioia e me la sono fatta dal mio paesino alla stazione dei treni a piedi e viceversa, e quattro Km a piedi dopo una giornata stancante non sono il massimo. Non so di cosa parlare. A volte vorrei non aver mai pubblicato questo blog sul mio profilo di Facebook, così potrei parlare più liberamente di amicizie rovinate, di infami, di persone che non sono quello che sembrano e vi assicuro che sono pieno di sassolini nelle scarpe, anche perché altrimenti non saprei come faccio a distruggere ogni paio di Vans che acquisto Non avrei il timore dei classici “amici” che si sentono presi in causa. Vi comunico con gioia che ieri ho superato le 1000 visite col blog, dopo poco più di una settimana. Francamente non so se siano tante o meno, ma mi capita di ricevere anche messaggi privati di gente che si complimenta per quello che scrivo e…grazie, davvero. Sono solo all’inizio ma questa finestra virtuale sa essere una buona valvola di sfogo, nonostante io la censuri dall’esprimermi totalmente. Da piccolo (e anche recentemente) ho sempre filtrato ciò che scrivevo sui miei vari diari segreti per paura che qualcuno li leggesse. Il contesto del diario segreto è indubbiamente piacevole, richiede una certa cura, costanza e può essere molto piacevole ritrovarli dopo anni. I primissimi diari segreti li ho avuti a 7 anni. Avevo un compagno di classe alle elementari, credo fosse il mio migliore amico. Ricordo che prendevamo dei quadernetti, o piegavamo molti fogli a metà per poi metterci lo scotch e facevamo questi diari. Che segreti avrebbero potuto avere due bambini di 7 anni? Indubbiamente nulla di shockante, forse era appunto l’ingenuità con cui scrivevamo a sorprendermi, ripensandoci. Ricordo che erano gli anni del delitto di Cogne. Sul mio diario avevo inventato un giornale che titolava “Anna Maria Franzoni è innocente”. Pensarci mi fa seriamente ridere, penso al me, bambino, che apprende ciò che la TV gli narra senza assorbirne il vero significato. Chissà perché mi stava così simpatica la Franzoni, probabilmente ha un po’ la faccia da catechista. Andando avanti con gli anni, ricordo che riempivo un diario segreto di disegni su Doremì e le sue amiche, la mia idola incontrastata è Sailor Moon, ma per qualche anno non l’hanno più mandata in onda. Tra una cosa e l’altra spuntava sul mio diario: “La zia di P.ha visto un signore morto a bordo della strada, preghiamo per lui!” e di seguito l’eterno riposo. Ero un bambino molto devoto, non tanto per Dio: Facevo il bravo affinché Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana premiassero la mia bravura con tanti bei regali. Ero anche un chierichetto in chiesa! Ma la mia carriera nel mondo ecclesiastico finì poiché la mia fede andava calando ed ero un poco foto-fobico, Avevo un faretto che mi illuminava il viso e mi venivano i lacrimoni. Proseguendo con gli anni, ricordo di un diario segreto in cui parlavo ininterrottamente di una ragazza per cui mi presi una grandissima cotta in seconda media, mi ricordava molto Vanessa Hudgens. Lei è davvero bellissima, educata, intelligente, ma aveva tre anni in più di me e io mi sono allegramente scoperto omosessuale. Quando la vedo in giro sorrido, mi piace ricordarmi come un piccolo preadolescente pirletto follemente cotto di una ragazza con la A maiuscola. Nel diario successivo, relativo all’anno successivo, scrivevo spezzoni di canzoni quasi mai concluse e mi lamentavo di una ragazza che non mi corrispondeva, amava i Tokio Hotel come me e la chiamavo “Tokietta (G. che vergogna, perdonami HAHAHAHAH) ma non ricordo di aver mai finito quel diario. Arrivò la prima superiore e non ebbi un vero e proprio diario, ma continuavo a sfogarmi per una rabbia trasparente alla quale non riuscivo a dare né una forma né un senso. E fu lì che mi scoprii dapprima bisessuale e omosessuale l’anno successivo. Come dissi in qualche post passato, ebbi poi un’agenda in cui appuntavo tutto quel che facevo giornalmente, decisamente utile e piena di ricordi piacevoli e non. Infine ho avuto un diarietto fresco di 2014 che si è spappolato nel mio zaino, ma dove tra una cosa e l’altra ho scritto i testi di alcuni dei brani ai quali sono maggiormente legato.

Seriamente, non so perché ho parlato di diari segreti, sono troppo stanco per rileggere una terza volta questo post e fare l’ennesima correzione errori. 😦 😛 Sogni d’oro. 

L’Accidioso Errante

Come avere una relazione decente.

Questa è decisamente una di quelle giornate che finiscono con il sorriso sulle labbra. Ho le gambe a pezzi, la mia bici è una schifezza ma fa decisamente il suo servizio, anche senza un freno e con un pedale a tratti cigolante. Ci sono persone e persone: per le persone a cui tengo mi farei anche 20Km in bici, qualcuno mi prenderebbe per scemo, ma non sono il tipo di persona che se ne esce con frasi come “è troppo lontano” o “non ho sbatti”. Il “non ho sbatti” è per chi ama la staticità. Non si tratta certamente di me. 

Stasera voglio parlare di relazioni.

Partiamo dal presupposto che la relazione perfetta non esiste, ok. Le caratteristiche portanti di una relazione cambiano di coppia in coppia in base a come le due personalità possono incastrarsi. 

Sono veramente stanco, necessito di una doccia. Ecco non importa con chi vi fidanzerete: Se non si lava non può esserci storia. (Il programma è sempre lo stesso: finisco di scrivere + addominali + doccia + posta del cuore + dormita).

Credo che alla base di una qualsiasi relazione debba comunque esserci l’amor proprio.  Bisogna sentirsi realizzati e completi anche da soli per potersi sentire felice con un’altra persona, altrimenti finirete per scegliere partner che sono semplicemente ciò che voi vorreste essere. 

Passando una meravigliosa giornata col mio ragazzo ho riflettuto su quanto sia importante l’amicizia in una relazione: non si può essere un eterno tvb, tvttttb, tvukdbxs, tat, 6 trp bll kiss. NO! Una relazione necessita di dialogo, di fiducia, di confronto, necessita di sorrisi, di risate, altrimenti sarebbe una noia mortale! Non bisogna improntare una relazione sulla passione, nonostante sia una componente fondamentale. Quella rischia di affievolirsi ogni tanto, e se una relazione non ha basi ben più salde rischia di crollare miseramente. 

Tempo fa parlavo con il mio migliore amico dei ragazzi che fumano. Diffidate da chi ha addirittura i capelli che odorano di fumo! Personalmente non ce la farei mai. Al di là di ciò, potete essere degli antifumo come me e fidanzarvi con dei fumatori incalliti. Potrete provare a convincerli a cambiare, ma non sempre ciò va a buon fine. La diversità nella coppia è importante, è sostenibile fino a quando non lede in qualche modo la stabilità della relazione. Sono in un progetto di intercultura da quasi tre anni e mi si è radicata in me l’idea di diversità come arricchimento. Quindi potete essere dei truzzi netlogghiani mancati e e fidanzarvi con un fan dei Megadeth senza che ciò sembri troppo strano.

Nella mia vita i ragazzi non sono mancati, sinceramente. L’anno scorso mi beccavo del baldraccone su Ask.fm (quel sito è il male) perché postavo su Facebook selfie con amici sempre diversi, qualcuno si è convinto che fossero tutti dei potenziali amanti e ha iniziato ad infamarmi, sei una merda.

Ho avuto tre relazioni serie in vita mia: La prima mi ha reso una renna di Babbo Natale demolendomi l’autostima ma facendomi scrivere tante canzoni semaidiventeròriccononavraineancheunsoldosuca, la seconda non era adeguatamente corrisposta e la terza la sto vivendo ora. Ce n’è stata qualcuna prima, ma ero più piccolo ed ero molto immaturo (robe da ti amo dopo pochissimo, sono stato un quindicenne pirla anche io) ma non le reputo rilevanti o necessitanti di riflessioni.

A volte si arriva a comprendere cosa blocca lo svilupparsi di una relazione solo quando finisce, ma tentare di risistemare il passato è spesso inutile. Dunque prendete i vostri fallimenti come insegnamenti, sempre. Anche perché è raro che il primo amore della vostra vita sia quello che vi porterete avanti per sempre.

Sappiate guardare in avanti vivendo al massimo il presente, siate sentimentali senza essere presse e  sappiate far ridere. Per il resto, se saprete fare la carbonara avrete sempre un punto in più

L’Accidioso Errante

Shiny Happy People e brainstorming annesso.

Attaccamenti, paranoie, cibo cinese, vivere il presente.

Ero tentato di scrivere un post su uno di questi quattro argomenti, ma non sapevo da dove partire e avevo paura di entrare troppo nel personale, dunque sono andato su Wikipedia e ho iniziato a cercare voci casuali, e tra un astronauta, un comune della Transilvania e qualche chiesa ho trovato una voce abbastanza decente dalla quale far partire un brainstorming, Shiny Happy People.

Si tratta di una canzone dei R.E.M. niente male, anche se sinceramente sono più legato ad altri loro brani come Bad Day, Supernatural Superserious e Losing My Religion

I R.E.M. mi ricordano un’estate in particolare, quella tra la seconda e la terza media.

Ero piccolo e facilmente suggestionabile, avevo paura del buio, dei ladri, di Michael Jackson e dei fantasmi. Facendo una serie di collegamenti mentali ho ricordato le mie paure di allora, le trovo così surreali. Le mie paure attuali sono ben altre, ma avrei voluto motivare il non troppo accidioso preadolescente che ero allora. Associo i R.E.M. a una sera di quell’estate, dormivo con la finestra aperta mentre guardavo Lucignolo (dove in un servizio veniva usata come sottofondo Supernatural Superserious) e mi crogiolavo nelle mie paure, chi mi avrebbe portato via dal mio letto e dalla mia cara mamma? Un giorno di quell’estate tardai a tornare a casa, il mio scadentissimo Nokia di allora (che al tempo andava fin troppo bene) aveva la batteria scarica e incrociai mia madre in auto a lenta velocità sulla strada di campagna che facevo per muovermi tra un paese e l’altro, evidentemente spaventata e incazzata allo stesso tempo. Erano solo le 18.30, violai di trenta minuti il coprifuoco e questo mi costò due giorni senza uscire. 

Mi fluisce in mente anche l’anno successivo, a scuola i compagni non si comportavano troppo bene con me, iniziavo a sentirmi “il diverso” e vedevo il futuro imminente relativo alle scuole superiori come un oceano in cui non vedevo l’ora di tuffarmi.

Quanto vorrei abbracciare il piccolo me con le sue piccole grandi paure.

L’Accidioso Errante.

PS: Ho cercato “Michael Jackson Scary” su Google immagini e mi sono ricordato perché mi spaventasse così tanto.