Troverò un titolo che non c’entra con le ansie.

Quando la volpe non arriva all’uva, automaticamente l’uva è cagna, marcia, stronza ed è cambiata. Niente, sfogo acidino fatto.

Passiamo alle accidiosità. Oggi ho pulito l’intera casa per la festa di sabato, dato che domani vedrò il mio ragazzo e dopodomani inizio l’ultimo anno di scuola. Il grosso è stato fatto. Eppure non riesco a togliermi questa patina grigia dagli occhi, non riesco a capacitarmi di tante, troppe cose. Vorrei vedere i lati migliori di tutto ciò che ho davanti, eppure non mi sento realizzato quanto mi aspettassi. Tengo duro, sorrido se devo, ma per il resto è tutto così grigio. Non mi sento pronto, mi servirebbe un altro mese di buoni propositi. Amo dare il meglio a scuola, farmi odiare da chi mi odia puntualmente e rendere fiere quelle poche persone che tengono a me e al mio percorso scolastico. Ma come posso ora? Oggi sono stato contento solo nel vedere i miei amici per un’oretta, nel rivedere per caso un amico di vecchia data, nel vedere su Youtube il medley dal vivo delle Saturdays (Disco Love e Baby One More Time di Britney) e nel fare il bagno ai miei cani (è terribilmente rilassante). Non è da me, io sono perennemente sorridente, chi mi conosce bene lo sa. Ho qualche sfumatura malinconica ma non mi sento mai così. Spero passi. Forse è il caso di dormirci su.

L’Accidioso Errante.

Metafore di una giornata a metà

In questo preciso istante provo sulla pelle una piacevole quanto terribile sensazione di dualismo. Da un lato mi sento terribilmente fragile, dall’altra possente, quasi inscalfibile. Quando mi sento così ascolto quella scia di cantanti indie Italiani da ragazzina alternativa in guerra col mondo come Le Luci Della Centrale Elettrica, La Fame Di Camilla, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Maria Antonietta e altri. Inizio ogni post pensando che non ho un argomento preciso, e non ce l’aveva neanche lui, mentre provava a scrivere una canzone. Impugnava la chitarra come se fosse un’arma da guerra e sparava alla sua realtà senza mai ferire nessuno. Aveva voglia di suonare per l’intera notte, ma aveva paura di distruggere una ad una le corde di quel magnifico strumento, di ledere in qualche modo la bellezza complessiva di quei brividi che provava suonando. Eppure lui non voleva nient’altro che stare seduto su quella sedia, con la sua chitarra. Suonava accordi così prematuri, a volte nemmeno li azzeccava. Doveva farsi venire i calli alle dita, dopo aver cambiato totalmente strumentazione. Forse voleva davvero pensare a tutti i pianeti raggiungibili da lì, o forse voleva autoritrarsi con le note mentre lentamente partiva per un pianeta sconosciuto. Era tutto così surreale che anche lui stentava a crederci. Per alcuni tempi si chiese quale fosse il punto d’origine del suo amore per la musica. Certe cose hanno davvero un inizio? O magari sono scritte in un disegno più grande di noi, come quando segui un tutorial per fare un disegno, e all’improvviso due tratti a matita fatti in due momenti diversi si scontrano, la matita diventa penna e tutto il resto scompare, rimangono solo quei tratti indelebili, di tutto il resto rimangono segni che sembrano perdere senso. Forse la musica è una questione di contingenza, eppure certe canzoni erano indimenticabili. Non riusciva a dimenticare tutte quelle melodie che sorgevano e tramontavano nella sua mente, quelle nate per metà. Eppure la sua mente era un iPod pieno di musica in riproduzione non troppo casuale, dove sperava che la batteria non si esaurisse mai.

Metafore di una giornata a metà.

L’Accidioso Errante.

Ringraziamenti e diari segreti.

Sono stanchissimo. Ieri sera un’amica ha dormito da me e ci siamo svegliati presto stamattina. Sono andato in un paese del cremonese a una quarantina di minuti di auto da me, dove ho cantato tutto il giorno per preparare un live per dare una mano a un mio vecchio compagno delle superiori. Ieri notte a mia madre si è rotta l’auto mai una gioia e me la sono fatta dal mio paesino alla stazione dei treni a piedi e viceversa, e quattro Km a piedi dopo una giornata stancante non sono il massimo. Non so di cosa parlare. A volte vorrei non aver mai pubblicato questo blog sul mio profilo di Facebook, così potrei parlare più liberamente di amicizie rovinate, di infami, di persone che non sono quello che sembrano e vi assicuro che sono pieno di sassolini nelle scarpe, anche perché altrimenti non saprei come faccio a distruggere ogni paio di Vans che acquisto Non avrei il timore dei classici “amici” che si sentono presi in causa. Vi comunico con gioia che ieri ho superato le 1000 visite col blog, dopo poco più di una settimana. Francamente non so se siano tante o meno, ma mi capita di ricevere anche messaggi privati di gente che si complimenta per quello che scrivo e…grazie, davvero. Sono solo all’inizio ma questa finestra virtuale sa essere una buona valvola di sfogo, nonostante io la censuri dall’esprimermi totalmente. Da piccolo (e anche recentemente) ho sempre filtrato ciò che scrivevo sui miei vari diari segreti per paura che qualcuno li leggesse. Il contesto del diario segreto è indubbiamente piacevole, richiede una certa cura, costanza e può essere molto piacevole ritrovarli dopo anni. I primissimi diari segreti li ho avuti a 7 anni. Avevo un compagno di classe alle elementari, credo fosse il mio migliore amico. Ricordo che prendevamo dei quadernetti, o piegavamo molti fogli a metà per poi metterci lo scotch e facevamo questi diari. Che segreti avrebbero potuto avere due bambini di 7 anni? Indubbiamente nulla di shockante, forse era appunto l’ingenuità con cui scrivevamo a sorprendermi, ripensandoci. Ricordo che erano gli anni del delitto di Cogne. Sul mio diario avevo inventato un giornale che titolava “Anna Maria Franzoni è innocente”. Pensarci mi fa seriamente ridere, penso al me, bambino, che apprende ciò che la TV gli narra senza assorbirne il vero significato. Chissà perché mi stava così simpatica la Franzoni, probabilmente ha un po’ la faccia da catechista. Andando avanti con gli anni, ricordo che riempivo un diario segreto di disegni su Doremì e le sue amiche, la mia idola incontrastata è Sailor Moon, ma per qualche anno non l’hanno più mandata in onda. Tra una cosa e l’altra spuntava sul mio diario: “La zia di P.ha visto un signore morto a bordo della strada, preghiamo per lui!” e di seguito l’eterno riposo. Ero un bambino molto devoto, non tanto per Dio: Facevo il bravo affinché Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana premiassero la mia bravura con tanti bei regali. Ero anche un chierichetto in chiesa! Ma la mia carriera nel mondo ecclesiastico finì poiché la mia fede andava calando ed ero un poco foto-fobico, Avevo un faretto che mi illuminava il viso e mi venivano i lacrimoni. Proseguendo con gli anni, ricordo di un diario segreto in cui parlavo ininterrottamente di una ragazza per cui mi presi una grandissima cotta in seconda media, mi ricordava molto Vanessa Hudgens. Lei è davvero bellissima, educata, intelligente, ma aveva tre anni in più di me e io mi sono allegramente scoperto omosessuale. Quando la vedo in giro sorrido, mi piace ricordarmi come un piccolo preadolescente pirletto follemente cotto di una ragazza con la A maiuscola. Nel diario successivo, relativo all’anno successivo, scrivevo spezzoni di canzoni quasi mai concluse e mi lamentavo di una ragazza che non mi corrispondeva, amava i Tokio Hotel come me e la chiamavo “Tokietta (G. che vergogna, perdonami HAHAHAHAH) ma non ricordo di aver mai finito quel diario. Arrivò la prima superiore e non ebbi un vero e proprio diario, ma continuavo a sfogarmi per una rabbia trasparente alla quale non riuscivo a dare né una forma né un senso. E fu lì che mi scoprii dapprima bisessuale e omosessuale l’anno successivo. Come dissi in qualche post passato, ebbi poi un’agenda in cui appuntavo tutto quel che facevo giornalmente, decisamente utile e piena di ricordi piacevoli e non. Infine ho avuto un diarietto fresco di 2014 che si è spappolato nel mio zaino, ma dove tra una cosa e l’altra ho scritto i testi di alcuni dei brani ai quali sono maggiormente legato.

Seriamente, non so perché ho parlato di diari segreti, sono troppo stanco per rileggere una terza volta questo post e fare l’ennesima correzione errori. 😦 😛 Sogni d’oro. 

L’Accidioso Errante

Voglio tornare negli anni ’90.

Qualche giorno fa ho regalato al mio ragazzo un cd masterizzato che ho fatto per lui. Ieri ne stavamo parlando e ciò gli ricordava una di quelle scene da telefilm, dove il ragazzo da alla ragazza  un cd di sue canzoni. Ciò mi ha dipinto nella mia mente come un Dean che da alla sua Rory una compliation nel bel mezzo di Stars Hollow.

Ho una vero e proprio debole per tutto ciò che riguarda gli anni ’90 e i primi anni 2000.

La scorsa estate il mio blog di Tumblr era invaso da foto relative agli anni ’90, dai giocattoli alle serie tv. Quegli anni, visti ora, sembrano così innocenti!

Si parlava a voce, ci si chiamava al telefono di casa, esistevano al massimo le e-mail (le ricordo da qualche episodio di Sex & The City, è ancora il mio sogno parlare con una persona via mail e in modo articolato) e i media erano decisamente diversi. La musica era più orientata verso il pop-rock, la musica eurodance era il massimo (l’adorabile tipico sottofondo da autoscontro) e Alanis Morrissette non era quella della pubblicità del thè. 

Avrei voluto essere un adolescente in quegli anni, per apprezzare ora ancora di più tutto ciò che riguarda quegli anni. Ricordo ancora All The Things She Said delle t.A.T.u. nel 2000, non c’è lesbica che non la conosca! Ora Julia è un canotto vivente e Lena non ha il successo che si merita.

Ora si usa la volgarità per fare successo, ci sono talmente tante vie di comunicazione che la gente non sa cosa cosa dire e la musica sembra sempre più un prodotto commerciale svuotandosi del suo significato più profondo. In questi nuovi anni sembra contare più l’apparire dell’essere, le foto non si fanno per ricordare ma per fare bella figura su Facebook e la musica si scarica illegalmente in ogni modo possibile. (ndr sono il primo a farlo, anche se grazie a Spotify ciò sta diminuendo)

Una volta c’erano i Blue e i Backstreet Boys, ora gli One Direction. C’erano i Blink 182 e ora i 5 Seconds Of Summer, Avril Lavigne era una cantante da adolescenti in guerra col mondo e ora codesti ascoltano artisti indie mezzi-hipster mentre Avril si diletta nel cantare brani con nomi come “Hello Kitty”, Katy Perry cantava in chiesa e Cher era la regina delle classifiche con Believe. Dimenticavo, prima c’era Megan Gale e ora c’è Belen, come il prezzemolo.

Come dice un recente brano, voglio tornare negli anni ’90. (Con anni ’90 intendo: Anni ’90 + primi anni ’00)

L’Accidioso Errante