Giorno 4: il pallone.

Stamattina, appena ho visto il cioccolatino a forma di pallone ho pensato: “no ma, seriamente?” dunque stasera dovrò seriamente parlare di una cosa che non ho mai apprezzato troppo, i palloni. Non ho mai avuto alcun legame con il calcio (il pallone era da calcio lol, ma tollero quelli da pallavolo e da basket) e non ho mai trovato interessante il gioco in sé. Ecco, sono stanco e dovrei chiudere il post del blog qui. E invece no, stasera sono un po’ annebbiato dai miei dispiaceri. Le cose vanno come devono andare e io vorrei condividere le mie gioie con la persona che amo di più. Eppure non è qui, vorrei saperlo felice per me e non mi rimane che mordermi la lingua. Sento un vuoto interiore diventare sempre più ampio, a volte ascolto la mia voce e noto dei modi di dire comuni che abbiamo iniziato ad usare insieme uscire dalla mia bocca, mi chiedo se anche lui ci fa caso. Mi chiedo se gli mancano le piccole cose, se il nostro amore era tutta una bugia o il sentimento c’era davvero da parte sua. Vorrei svegliarmi domattina e ricominciare dal buongiorno, dalla chiamata alle 14,00 sul pullman, fino ai piccoli e grandi progetti fatti insieme. Sto vedendo ciò che ho sempre considerato la parte migliore di me andare in frantumi. Non so come la vivrò a questo giro, mi è capitata una situazione quasi del tutto analoga in passato, ho scelto di raccontarla con il mio primo cd, “My Blue Side” (ascoltabile qui: http://www.nikklombardo.bandcamp.com) e talvolta le canzoni di questo cd sono la colonna sonora dei miei fallimenti attuali. Brani di artisti come Taylor Swift e Simple Plan esprimono totalmente come mi sento. Purtroppo la scuola mi pressa e non ho ancora trovato il momento per sedermi al pianoforte e lasciarmi esplodere lentamente. Continuano le implosioni altrui, io sono stanco di esplodere. Vorrei essere capace di disinibire alcuni stati d’animo che non so provare, come la rabbia, la collera e tutto ciò che può essere annesso alla vera infelicità. Non so da dove ricominciare a ricostruirmi. Spero di farcela, che il tempo passi in fretta, che i suoi occhi meravigliosi siano presto un lontano ricordo.

I momenti in cui vorrei avere l’età sentimentale di un quindicenne, le pallonate nel cuore.

L’Accidioso Errante.

Giorno 3: l’automobile.

Quando ero piccolo non ero minimamente interessato alle automobili. L’auto dei miei sogni, nonostante ciò, era il vecchio Maggiolone con la scritta “vendesi” nella via parallela alle scuole elementari. Questo disinteresse verso il mondo delle automobili è stato fatale in questo clima da patente poiché ogni segnale stradale, da buon ciclista il quale sono, per me è sempre sembrato più complicato della norma. Mamma ha cambiato diverse auto nel corso della nostra permanenza in questo monotono paesino, ma è da anni che possiede il classico “pandino verde acqua” e mio padre ha il solito fuoristrada di cui non ricordo il nome. Per me guidare un’auto significa davvero tanto, è l’aprire una porta verso una nuova routine, dal momento in cui la mia vita sociale e i miei hobby sono sempre stati limitati da quattro dannatissimi km. Da piccolo mi meravigliavo di come la mentalità delle persone e il loro modello caratteriale cambi da un paesino all’altro. Lo stesso vale per le città, ho conoscenze in tutta Italia che mi raccontano di “città scortesi” o all’ennesima potenza del “fine living”. Poi ci sono io che non mi sono mai sentito davvero parte di alcuna città. Il mio paesino mi è sempre stato stretto, Pizzighettone è bella ma non ho mai legato eccessivamente con nessuno, Cremona era bella ma troppo piccola per il mio animo cosmopolita nascente e Lodi sembra calzarmi abbastanza bene al momento. Le montagne, qualcuno mi porti nuovamente verso Trento e mi lasci lì.

C’eravamo quasi.

L’Accidioso Errante