Il carillon

È da tanto tempo che non scrivo.

Non so se questa sia una tappa comune per le persone, ma arriva un momento in cui tutto è rappresentabile attraverso il semplice silenzio, come 4’33 di John Cage, più o meno. Questo silenzio può significare tutto o niente, potrei riassumerlo in “non ho un momento libero” come potrei dargli le ragioni più profonde che realmente ha. Onestamente mi manca scrivere qui, avere quella smania di comunicare. A volte mi riappaiono davanti i vecchi post, e il Nicola del 2014 meriterebbe giusto un paio di dritte, non che quello attuale sia tanto meglio. Nonostante siano successe tante cose, in questi mesi, nulla per quanto profondo, traumatico o travolgente che fosse, mi ha portato a pensare di scrivere qui. Immagino lo scrivere queste parole come entrare in una vecchia stanza chiusa da troppo tempo, con le tapparelle rotte e i muri che si sgretolano lentamente.

Oggi, in accademia, durante l’ora di Ear training, una materia finalizzata ad esercitare l’orecchio a riconoscere e distinguere i suoni, il nostro professore ha simulato per un attimo una melodia con la voce. Per un attimo i miei occhi si sono sgranati, l’ho trovata. I ricordi che si legano all’infanzia sono molto belli, talvolta sono anche confusi, perché ricordare qualcosa successo anni fa diventa sempre più complicato. Credo di voler dimenticare alcune cose, ma non quelle delle quali parto. La melodia simulata dal mio professore mi ha riportato indietro nel tempo. Avevo sei anni, se non erro. In quel periodo della mia vita ero sempre con mia nonna, mamma lavorava tanto in una pasticceria e la mia visione della vita, per quanto ricordo, era legata al sogno di essere un cantante, una guerriera Sailor e al colorare principalmente con tre colori: fucsia, blu elettrico e verde lime. A volte mi perdo a ripensare a quanto in quel periodo della propria vita ci si senta talvolta immensi, non si ha la percezione di quasi nulla, al contrario di ora, ma questo non vuole essere eccessivamente uno sproloquio sulla mia infanzia. Mi è balzato alla mente uno scenario quasi da vecchio circo, forse quel giorno abbiamo visto degli zingari, e da lì qualche strano legame mentale con le attività circensi. Nonna mi portò a un mercatino delle pulci, ricordo tante bancarelle con oggetti di antiquariato che non saprei definire e colori caldi, ceste piene di lego, bambole e simili. Nonna allora mi comprò un pupazzo a forma di cane, ricordo che era abbastanza leggero, e quando mi trasferii nel cremonese, il mio cane, Charlie, lo distrusse appena arrivato nella nostra famiglia. Oltre a quel cagnolino di peluche, mia nonna comprò anche un porta gioie, di quelli che contengono il carillon con la ballerina che gira, che ho sempre sognato di avere. La cosa triste di questo carillon era che la tanto desiderata ballerina non c’era, forse era scappata, perché la melodia riprodotta al suo interno era straziante, davvero triste, meravigliosamente triste. Mia nonna era quel tipo di persona che in vita voleva abituarti già alla sua assenza, al punto che spesso indicava la sua credenza e diceva a me e a mia cugina che un giorno le sue bambole di ceramica e le sue tartarughe da collezione sarebbero state nostre. Ricordo, da piccolo, di aver pianto ascoltando la melodia di quel carillon, pensando che la nonna se ne sarebbe andata presto, quando in realtà era solo un po’ paranoica ed è morta, spiacevolmente, una decina di anni dopo. Non so che fine abbia fatto quel carillon e più vado avanti a scrivere e più il mio respiro si fa pesante, forse scrivere è la via per capire tante cose sulle quali non riesco ancora a ragionare. Da qui, la mia mente si è spostata su questo Marzo, ero in gita con la mia vecchia classe nel Nord della Francia, toccando poi due città di Germania e Svizzera. Mi trovavo in particolare a Strasburgo, una città davvero meravigliosa che spero di rivedere presto. Le professoresse ci avevano lasciato un po’ di tempo libero per visitare la città, così tra i vari negozietti tipici, io e altre compagne trovammo un negozio che vendeva souvenir e oggetti d’antiquario. Mentre qualche compagna guardava le classiche tazze decorate a mano, io e una delle mie più fidate ci siamo recati al piano di sopra, dove si trovavano cose più particolari. Lì, trovai un carillon a forma di giostra, con i cavalli che girano. Se non ricordo male era ben decorata, rossa e verde. Provai a fare andare il carillon, curioso di sapere come fosse il suo suono ed…era quello del vecchio carillon comprato da mia nonna. Quasi come se fosse un riflesso incondizionato sono scoppiato a piangere, tremavo e la mia amica non capiva a cosa fosse legato, tutto le sembrò decisamente improbabile, piangere per la musica di un carillon. Sentire il mio prof accennare quella melodia oggi non ha creato in me nessuna reazione se non un rapidissimo: “come si chiama quella canzone??” e dopo una breve ricerca su internet l’ho trovata e sono risalito alla sua origine. Il brano in questione si chiama “Love Story” e proviene dall’omonimo film, è performata da Andy Williams ed è qualcosa di davvero struggente. Il film dal quale proviene parla di una storia d’amore davvero profonda che termina con la morte di uno dei due innamorati.

Il brano è il seguente: https://www.youtube.com/watch?v=Y4cmPh2peBY

Mi è venuta voglia di leggere Proust.

L’Accidioso Errante.

PS: Mi spiace se questo post può sembrare “troppo personale”, ma al momento sento la profonda necessità di sentirmi vero in ogni singolo aspetto, artistico e non.

Maria Antonietta live @ La Famiglia NO, Crema (CR) – Un incontro speciale.

Non so come descrivere alcune emozioni. L’incontro di ieri sera era la ciliegina sulla torta di questo meraviglioso periodo di transizione. Maturità, nuovi inizi, tante speranze e tanti arrivederci. Non so ancora bene cosa mi aspetterà, ma sto lavorando a rendere florido il mio futuro. Ciò significa anche portarsi sulle spalle le esperienze passate, quelle che nel corso di questi sei anni di studi superiori, in particolare dell’ultimo, mi hanno reso la persona che sono. A fare da sottofondo alle glorie e ai momenti fragili di questo ultimo anno è stata una rossa fanciulla di Pesaro di nome Letizia Cesarini, alias Maria Antonietta. È un’artista italiana all’attivo da quando aveva 18 anni, ha alle spalle tre album e un EP uscito da poco, in collaborazione con i Chewingum, band di Senigallia davvero niente male. Credo sia diventata la mia cantante italiana preferita di questo ultimo periodo, è così schietta, semplice, e basti guardarla per pensare che è l’amica che tutti vorremmo avere! Da più di un mese progettavo di sentirla finalmente in concerto, e l’occasione mi si è presentata a Crema, cittadina non troppo distante da casa. Ho controllato i treni, mi sono messo d’accordo con amici e ho fatto pure una massiccia attività di spam per ottenere la maglia del La Famiglia NO Festival che avrebbe ospitato Maria Antonietta e i Chewingum ieri sera. Sono arrivato nella ridente Crema dopo un’ora di viaggio: sono venti minuti di auto da casa e un’ora di mezzi, colpa dei treni che fanno tutte le fermate. Dopo aver girato a vuoto per una ventina di minuti ho trovato il luogo del concerto, la colonia fluviale. Non conosco personalmente Crema, ma mi sembra una città abbastanza piacevole. In pochi minuti ho ottenuto la mia maglia e il mio free drink, mi sono dato poi alla mia priorità: cercare Maria Antonietta. Ho trovato un simpatico bookcrossing gestito da persone altrettanto simpatiche, dove ho preso Siddharta di Herman Hesse e un libro di Jung sulla psicologia del fenomeni occulti. Mentre socializzavo con i gestori del bookcrossing, un impellente bisogno di fare pipì si è materializzato. Fu così che mi diressi verso il bagno mentre, spaesato, mi guardavo intorno. Vidi così Maria Antonietta in compagnia dei Chewingum, anche se di loro non conoscevo i volti perché l’unica foto che vidi fino a ieri di loro era quella della copertina dell’EP Maria Antonietta loves Chewingum, dove le facce non erano ben visibili. Mi sono avvicinato, leggermente tremolante, e abbiamo iniziato a parlare un po’. Spero di non apparire simile a una directioner stereotipata nel raccontare la serata di ieri, ma avevo davvero davanti uno dei miei idoli e la cosa mi ha reso più che felice. Abbiamo parlato di etichette, di Wannabe delle Spice Girls che non ha mai suonato dal vivo, dei miei progetti post-scuole superiori e di altro che l’emozione non mi fa ricordare. Abbiamo poi scattato alcune fotografie, una ce l’ha scattata Renaldo (componente dei Chewingum), probabilmente la più bella. Successivamente, Letizia e i Chewingum sono andati a cena e io, pieno di gioia, sono tornato dai ragazzi del bookcrossing. La band apripista stava per aprire il concerto, quando una pioggia torrenziale si è abbattuta su Crema e tutto sembrava perduto. In un momento di panico io e un ragazzo conosciuto al momento siamo andati a chiedere a Maria Antonietta e ai Chewingum se il concerto ci sarebbe stato. Il ragazzo ha detto a Maria Antonietta che io so tutti i suoi testi a memoria, lei si è messa a ridere ha detto qualcosa, credo fosse “che onore!”, ma paradossalmente non ricordo molto bene, ero bordeaux. Si è riuscito a rimediare con l’esibizione sotto al capannone da parte di Maria Antonietta + Chewingum. Mi spiace per le band apripista, magari avrei conosciuto nuovi artisti interessanti! Per le 23.15 tutti i miei amici erano arrivati e siamo riusciti a vedere insieme il concerto, decisamente in prima fila. Dal momento in cui si era perso un po’ di tempo per montare una nuova postazione distante dal palco alcune tracce sono state saltate, tra cui Ossa, la mia canzone preferita. Tutti i pezzi erano riarrangiati per questo tour insieme ai Chewingum, e sono rimasto colpito dalle strumentali, mi spiace che nell’EP ci siano meno brani rispetto a quelli riarrangiati per i live. Mi ha colpito in particolare la nuova versione di Con gli occhiali da sole, che spero esca in una studio version presto o tardi. A fine concerto, Letizia è andata a riposarsi visto il freddo e le date imminenti del tour e ho avuto modo di complimentarmi con il resto della band comprare una maglietta bellissima, un paio di spillette e Sassi, un suo cd a cui tengo molto e che non sono riuscito a farle autografare. Non vedo l’ora di rivederla dal vivo, spero accada presto. Spero che mantenga sempre la propria semplicità che è ciò che la rende unica. Quanto ai Chewingum: meritano di essere ascoltati!

Spero di rivederla molto presto. ♥

L’Accidioso Errante

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ARTRAVE, la mia non-recensione.

Credo che la scorsa notte sia fino ad ora la più bella della mia vita. Come tre quarti della gente che puntualmente intasa la mia Home di Facebook, sono andato a vedere l’Artrave, il meraviglioso concerto di Lady GaGa che sta girando l’Europa e il mondo intero. Come detto precedentemente, è stata una scelta abbastanza recente. Ricordo come mi sentii triste per non essere andato a vedere il Born This Way Ball Tour, dunque ho rimediato. Premetto che non ho intenzione di fare una recensione tecnica o traccia per traccia di questo tour, questo non è un blog di musica, una volta provai ad averne uno ma floppò miseramente. Non sono uno di quei Little Monster che premia ogni azione della propria cantante preferita, spesso e volentieri sono il primo a criticarla per diverse scelte musicali e stilistiche che fa. A conti fatti l’album rappresentante il tour, Artpop è molto bello, ma è decisamente diverso rispetto al precedente Born This Way, dunque rimasi inizialmente traumatizzato. La critica ha espresso pareri contrapposti, probabilmente da Lady GaGa ci si aspettava di più, sono semplicemente del parere che sia poco capita dalla critica, e che di tanti che la ascoltano pochi ne colgono davvero l’essenza e l’artisticità. Quest’artisticità di cui parlo è uscita fuori ieri sera in due meravigliose ore in cui mi sono divertito come non mai. Ho ritirato i biglietti con il mio ragazzo e un mio amico per le 18,30, ci hanno dato dei gadget del concerto: Un libro del tour, una borsina con il logo del tour, un bellissimo pass laminato che userò come collana per molto tempo e ultimo, ma non per importanza… una pistola sparabolle. Mi sento seriamente Sailor Mercury. Il concerto è stato aperto da un ragazzo il cui nome d’arte è Breedlove, non sapevo nemmeno dovesse esserci e non era male, anche se come la maggior parte degli artisti spalla di cantanti e band molto importanti è stato abbastanza ignorato. Mi permetto di dire che merita un ascolto molto più approfondito. Ha seguito Lady Starlight, la deejay amica da sempre di GaGa: Non conosco molto bene il genere, ma devo dire che è una deejay con le palle! Si muoveva come GaGa, vestita come una dei Miserabili. Forse è durata troppo, ma era piacevole a conti fatti. Con circa una mezz’oretta di ritardo, il concerto vero e proprio è iniziato. Io urlavo come se non ci fosse un domani guardandola intonare “Artpop” e mi chiedevo come potessi essere io quel ragazzo urlante. Ci sono stati diversi cambi di outfit, i miei preferiti sono stati il primo e l’ultimo. Ci ha salutati con un “Buonasera” che quello di Papa Francesco le fa una pippa. Durante il concerto ha snocciolato qualche perla in italiano che ha fatto abbastanza sorridere. Verso la fine del concerto, il pubblico le ha intonato un dolcissimo “sei bellissima” alla quale ha risposto dicendo “You are bellissima”.

La scaletta era la seguente:

  • Intro
  • ARTPOP
  • Intermission
  • (Greeting Himeros)
  • G.U.Y.
  • Donatella
  • Intermission
  • (Venus Intro)
  • Venus
  • MANiCURE
  • Just Dance
  • Poker Face
  • Telephone
  • PARTYNAUSEOUS (Interlude)
  • Paparazzi
  • Do What U Want
  • Dope
  • Yoü and I
  • Born This Way
  • Jewels N’ Drugs (Interlude)
  • The Edge of Glory (a cappella snippet)
  • Judas
  • Aura
  • Sexxx Dreams
  • Intermission
  • (MJH Intro)
  • Mary Jane Holland
  • Alejandro
  • Bang Bang (My Baby Shot Me Down)
  • Ratchet(Interlude)
  • Bad Romance
  • Applause
  • Swine
  • Gypsy

Le grandi assenti sono state a mio parere Marry The Night, Sheisse e  Dance In The Dark.

La scenografia di ogni singolo brano è stata impeccabile, non vi è mai stato un cedimento dal punto di vista vocale e il pubblico è stato ampiamente coinvolto. Uno dei discorsi più toccanti è stato quello relativo alla lettera di un ragazzo svedese che raccontava di avere avuto problemi con la propria omosessualità e di essere stato tradito dal ragazzo. Gaga l’ha fatto salire al suo fianco e ha cantato al piano Born This Way in un’esibizione davvero toccante. Al piano ha anche eseguito You And I e Dope, quest’ultima mi ha fatto venire i lacrimoni. Direttamente dal suo album Cheek To Cheek, Lady GaGa ha performato Bang Bang, brano scritto da Sonny Bono (lo storico marito di Cher) e cantato appunto da Cher. Impeccabile!

Non c’è brano più adatto di Gypsy per chiudere un concerto così bello.

Ho ballato come un matto e anche in modo molto imbarazzante, viste le mie movenze da Happy Hippo, ho socializzato con diverse persone e ne ho incontrate alcune a sorpresa. Non vedo l’ora di ripetere l’esperienza, sempre circondato da persone speciali.

Da rifare mille e più volte.

L’Accidioso Errante.

Ringraziamenti e diari segreti.

Sono stanchissimo. Ieri sera un’amica ha dormito da me e ci siamo svegliati presto stamattina. Sono andato in un paese del cremonese a una quarantina di minuti di auto da me, dove ho cantato tutto il giorno per preparare un live per dare una mano a un mio vecchio compagno delle superiori. Ieri notte a mia madre si è rotta l’auto mai una gioia e me la sono fatta dal mio paesino alla stazione dei treni a piedi e viceversa, e quattro Km a piedi dopo una giornata stancante non sono il massimo. Non so di cosa parlare. A volte vorrei non aver mai pubblicato questo blog sul mio profilo di Facebook, così potrei parlare più liberamente di amicizie rovinate, di infami, di persone che non sono quello che sembrano e vi assicuro che sono pieno di sassolini nelle scarpe, anche perché altrimenti non saprei come faccio a distruggere ogni paio di Vans che acquisto Non avrei il timore dei classici “amici” che si sentono presi in causa. Vi comunico con gioia che ieri ho superato le 1000 visite col blog, dopo poco più di una settimana. Francamente non so se siano tante o meno, ma mi capita di ricevere anche messaggi privati di gente che si complimenta per quello che scrivo e…grazie, davvero. Sono solo all’inizio ma questa finestra virtuale sa essere una buona valvola di sfogo, nonostante io la censuri dall’esprimermi totalmente. Da piccolo (e anche recentemente) ho sempre filtrato ciò che scrivevo sui miei vari diari segreti per paura che qualcuno li leggesse. Il contesto del diario segreto è indubbiamente piacevole, richiede una certa cura, costanza e può essere molto piacevole ritrovarli dopo anni. I primissimi diari segreti li ho avuti a 7 anni. Avevo un compagno di classe alle elementari, credo fosse il mio migliore amico. Ricordo che prendevamo dei quadernetti, o piegavamo molti fogli a metà per poi metterci lo scotch e facevamo questi diari. Che segreti avrebbero potuto avere due bambini di 7 anni? Indubbiamente nulla di shockante, forse era appunto l’ingenuità con cui scrivevamo a sorprendermi, ripensandoci. Ricordo che erano gli anni del delitto di Cogne. Sul mio diario avevo inventato un giornale che titolava “Anna Maria Franzoni è innocente”. Pensarci mi fa seriamente ridere, penso al me, bambino, che apprende ciò che la TV gli narra senza assorbirne il vero significato. Chissà perché mi stava così simpatica la Franzoni, probabilmente ha un po’ la faccia da catechista. Andando avanti con gli anni, ricordo che riempivo un diario segreto di disegni su Doremì e le sue amiche, la mia idola incontrastata è Sailor Moon, ma per qualche anno non l’hanno più mandata in onda. Tra una cosa e l’altra spuntava sul mio diario: “La zia di P.ha visto un signore morto a bordo della strada, preghiamo per lui!” e di seguito l’eterno riposo. Ero un bambino molto devoto, non tanto per Dio: Facevo il bravo affinché Santa Lucia, Babbo Natale e la Befana premiassero la mia bravura con tanti bei regali. Ero anche un chierichetto in chiesa! Ma la mia carriera nel mondo ecclesiastico finì poiché la mia fede andava calando ed ero un poco foto-fobico, Avevo un faretto che mi illuminava il viso e mi venivano i lacrimoni. Proseguendo con gli anni, ricordo di un diario segreto in cui parlavo ininterrottamente di una ragazza per cui mi presi una grandissima cotta in seconda media, mi ricordava molto Vanessa Hudgens. Lei è davvero bellissima, educata, intelligente, ma aveva tre anni in più di me e io mi sono allegramente scoperto omosessuale. Quando la vedo in giro sorrido, mi piace ricordarmi come un piccolo preadolescente pirletto follemente cotto di una ragazza con la A maiuscola. Nel diario successivo, relativo all’anno successivo, scrivevo spezzoni di canzoni quasi mai concluse e mi lamentavo di una ragazza che non mi corrispondeva, amava i Tokio Hotel come me e la chiamavo “Tokietta (G. che vergogna, perdonami HAHAHAHAH) ma non ricordo di aver mai finito quel diario. Arrivò la prima superiore e non ebbi un vero e proprio diario, ma continuavo a sfogarmi per una rabbia trasparente alla quale non riuscivo a dare né una forma né un senso. E fu lì che mi scoprii dapprima bisessuale e omosessuale l’anno successivo. Come dissi in qualche post passato, ebbi poi un’agenda in cui appuntavo tutto quel che facevo giornalmente, decisamente utile e piena di ricordi piacevoli e non. Infine ho avuto un diarietto fresco di 2014 che si è spappolato nel mio zaino, ma dove tra una cosa e l’altra ho scritto i testi di alcuni dei brani ai quali sono maggiormente legato.

Seriamente, non so perché ho parlato di diari segreti, sono troppo stanco per rileggere una terza volta questo post e fare l’ennesima correzione errori. 😦 😛 Sogni d’oro. 

L’Accidioso Errante

La mia musica.

Questa è una di quelle serate in cui ascolto quasi solo Alanis Morissette. Quando ciò accade, significa che ho un estremo bisogno di stabilità. A volte mi sento inadeguato per la maggior parte delle cose che faccio, ho bisogno di pause, di silenzi, o di estremi cambiamenti prima di una vera e propria calma. Ho iniziato permettendo a una persona nuova di entrare nella mia vita, proseguendo con i capelli (ho un ORRENDO taglio di capelli tale per cui per un po’ dirò categoricamente di no alle fotografie) e arrivando a porre dei tagli al mio album. Per chi non mi conoscesse al di fuori del blog, scrivo canzoni da quando avevo undici anni (tralasciando la serietà delle prime) ma negli ultimi tre anni ho dato vita a un bel po’ di pezzi interessanti legati alla mia vita. Da circa un anno ho deciso di incidere un album, di dare un ordine ai miei pensieri, di registrare. Ho tutte le demo sul mio pc, si tratterebbe di una dozzina di brani. Crescendo alcuni brani prendono più senso di altri, altri si svuotano del loro significato. Così ho preso una decisione: Passiamo da un album di dodici brani a uno di otto. L’album non sarà svuotato certamente del suo significato, potrei rivalutare alcune demo in un futuro perché ci sono dei pezzi davvero belli. Non riesco a scrivere canzoni intere mentre mi concentro su questo lavoro. Ho mille idee per il futuro, ma sono congelate fino a quando non riuscirò a finire l’album, sigilla una porta che è chiusa da tempo, è un pensiero profondo prima di uscire da un cimitero di brutti ricordi. Ho tante consapevolezze da dipingere attraverso la musica, tante mancanze da evidenziare, troppi dettagli da delineare. Eppure rimango fermo, l’accidia tocca anche gli artisti. Se da un lato lavorare all’album mi mette sotto pressione, dall’altro cerco di prenderla con una calma relativa. Ho già un paio d’ore di studio di registrazione pagate, eppure pensavo di registrare tutto in casa, con il mio telefono. Sembra stupido, la qualità non sarebbe altissima, ma voglio che esca fuori il meglio di me, e preferisco dare un’idea homemade del vero e impacciatissimo Nicola. Su questo ultimo fattore, la registrazione, devo fare le mie accurate valutazioni. Non ho un’etichetta ma ho provveduto a proteggere i miei brani con l’apposita licenza, con la rete non si sa mai cosa può accadere. Ora sto lavorando sulla base dei miei mezzi, un piano un po’ scordato, un telefono, tanta immaginazione. 

Così suono, sto fermo, mangio, esco in bici, torno a casa, mangio, mi pento, addominali, doccia, blog, dormo. Anche se in modi sempre diversi, questo è il riassunto della mia routine.

Compiti estivi? Studiare per la patente dopo una bocciatura alla teoria da 5 errori (pura sfiga)? ACCIDIA PURA

Devo mettermi al lavoro.

L’Accidioso Errante

PS: Cliccando su questa frase troverete il mio canale di Youtube. 🙂

Cantanti svalutati e canzoni da pioggia.

Fuori diluvia, io ho appena spento le luci e acceso la mia lampada-mappamondo, giusto per entrare in un’ atmosfera creativa. Come sempre ci metto un po’ a decidere l’argomento del giorno, stasera avevo una mezza idea di parlare di quanto io detesti il concetto di “fandom”, sono molte volte infantili e ti fanno venire voglia di smettere di ascoltare Lady GaGa, Katy Perry, Madonna o l’artista del caso. A tal proposito, il mondo della musica non gode a volte di meritocrazia, va avanti chi fa allupare le ragazzine e non chi sa trasmette emozioni compatte. Va avanti il pop scontato, il rap più squallido, ma non il pop ricercato e pieno di senso. Inoltre abitiamo in Italia, il nostro mercato musicale tarda a evolversi (ovviamente parlo per quanto riguarda i miei gusti) e non si evolve. Da quanto siamo fermi agli stessi livelli stilistici? Sono il primo ad essere andato al concerto della Pausini, amo Elisa alla follia e ho una foto con Mengoni. Ma si parla quasi sempre di musica che non cambia mai!

Il mercato nordeuropeo, il mercato sudkoreano, quello americano… sono a una decina di spanne da noi! Quando ci evolveremo?

Perché artisti come L’Aura Abela, per esempio, cantante che io apprezzo davvero tanto, non hanno la popolarità di altri famosissimi, pure avendo il talento? Perché il nostro mercato musicale ha portato Paola & Chiara, nonché due sorelle, a scogliersi? A volte su queste ultime leggo articoli o battute che le definiscono poco serie. Sono due cantautrici molto dotate, hanno fatto scelte a volte provocanti nella loro carriera da duo, ma perché svalutarle? Siamo un paese di finti puritani del cazzo.

Tornando a L’Aura, è un’ottima autrice di canzoni da pioggia: rilassanti, intime, profonde. Inoltre lei è una persona davvero buona, intelligente e semplice. Ebbi modo di conoscerla tempo fa. Avevo intrapreso un indirizzo scolastico legato alla comunicazione, e per un progetto scolastico la intervistai. Avevo letteralmente i brividi, ma ne parlerò in un altro articolo. Non la dimenticherò mai. ❤ Ognuno di voi dovrebbe avere nel proprio iPod delle canzoni da pioggia, quel tipo di brani da ascoltare accoccolati tra le coperte, con una tazza di thé o guardando la pioggia fuori dalla finestra. Se non siete molto esperti e ne volete conoscere qualcuna, cliccate qui per un’apposita playlist di Spotify.

Per chiudere l’articolo, linkerò qualche perla musicale, basterà cliccare sui vari titoli per aprire delle pagine di Youtube.

L’Aura Abela, I’m so fucked up i can barely walk (credo sia uno dei suoi più bei brani.)

Paola & Chiara, Tu sei l’anno che verrà (una bellissima canzone d’amore.)

Bon Iver, Lump Sum (Mr Vernon si spiega da solo, direi.)

Buon ascolto. 🙂

L’Accidioso Errante

 

Shiny Happy People e brainstorming annesso.

Attaccamenti, paranoie, cibo cinese, vivere il presente.

Ero tentato di scrivere un post su uno di questi quattro argomenti, ma non sapevo da dove partire e avevo paura di entrare troppo nel personale, dunque sono andato su Wikipedia e ho iniziato a cercare voci casuali, e tra un astronauta, un comune della Transilvania e qualche chiesa ho trovato una voce abbastanza decente dalla quale far partire un brainstorming, Shiny Happy People.

Si tratta di una canzone dei R.E.M. niente male, anche se sinceramente sono più legato ad altri loro brani come Bad Day, Supernatural Superserious e Losing My Religion

I R.E.M. mi ricordano un’estate in particolare, quella tra la seconda e la terza media.

Ero piccolo e facilmente suggestionabile, avevo paura del buio, dei ladri, di Michael Jackson e dei fantasmi. Facendo una serie di collegamenti mentali ho ricordato le mie paure di allora, le trovo così surreali. Le mie paure attuali sono ben altre, ma avrei voluto motivare il non troppo accidioso preadolescente che ero allora. Associo i R.E.M. a una sera di quell’estate, dormivo con la finestra aperta mentre guardavo Lucignolo (dove in un servizio veniva usata come sottofondo Supernatural Superserious) e mi crogiolavo nelle mie paure, chi mi avrebbe portato via dal mio letto e dalla mia cara mamma? Un giorno di quell’estate tardai a tornare a casa, il mio scadentissimo Nokia di allora (che al tempo andava fin troppo bene) aveva la batteria scarica e incrociai mia madre in auto a lenta velocità sulla strada di campagna che facevo per muovermi tra un paese e l’altro, evidentemente spaventata e incazzata allo stesso tempo. Erano solo le 18.30, violai di trenta minuti il coprifuoco e questo mi costò due giorni senza uscire. 

Mi fluisce in mente anche l’anno successivo, a scuola i compagni non si comportavano troppo bene con me, iniziavo a sentirmi “il diverso” e vedevo il futuro imminente relativo alle scuole superiori come un oceano in cui non vedevo l’ora di tuffarmi.

Quanto vorrei abbracciare il piccolo me con le sue piccole grandi paure.

L’Accidioso Errante.

PS: Ho cercato “Michael Jackson Scary” su Google immagini e mi sono ricordato perché mi spaventasse così tanto.