Giorno 3: l’automobile.

Quando ero piccolo non ero minimamente interessato alle automobili. L’auto dei miei sogni, nonostante ciò, era il vecchio Maggiolone con la scritta “vendesi” nella via parallela alle scuole elementari. Questo disinteresse verso il mondo delle automobili è stato fatale in questo clima da patente poiché ogni segnale stradale, da buon ciclista il quale sono, per me è sempre sembrato più complicato della norma. Mamma ha cambiato diverse auto nel corso della nostra permanenza in questo monotono paesino, ma è da anni che possiede il classico “pandino verde acqua” e mio padre ha il solito fuoristrada di cui non ricordo il nome. Per me guidare un’auto significa davvero tanto, è l’aprire una porta verso una nuova routine, dal momento in cui la mia vita sociale e i miei hobby sono sempre stati limitati da quattro dannatissimi km. Da piccolo mi meravigliavo di come la mentalità delle persone e il loro modello caratteriale cambi da un paesino all’altro. Lo stesso vale per le città, ho conoscenze in tutta Italia che mi raccontano di “città scortesi” o all’ennesima potenza del “fine living”. Poi ci sono io che non mi sono mai sentito davvero parte di alcuna città. Il mio paesino mi è sempre stato stretto, Pizzighettone è bella ma non ho mai legato eccessivamente con nessuno, Cremona era bella ma troppo piccola per il mio animo cosmopolita nascente e Lodi sembra calzarmi abbastanza bene al momento. Le montagne, qualcuno mi porti nuovamente verso Trento e mi lasci lì.

C’eravamo quasi.

L’Accidioso Errante